I “giri” di cordone e la morte in utero Featured

a cura di Claudia Ravaldi

Recentemente è stata pubblicata un'intervista alla dott.ssa Jane Warland, ostetrica Australiana, da molti anni impegnata nel campo del lutto perinatale.

Nell'intervista la dott. Warland discute il complesso tema del cordone ombelicale come causa di morte in utero.

L'articolo, pubblicato da Star Legacy Foundation, è stato tradotto da Rossella Errico e rivisto da Claudia Ravaldi.

L'Australia rispetto al cordone sembra avere una posizione diametralmente opposta a quella italiana.

 In Italia  infatti si tende ad attribuire in modo spesso aprioristico la maggior parte  delle morti in utero ad un esclusivo problema di cordone; questo comporta, come effetto diretto, di ritenere "chiuso" il caso e di non approfondire ulteriormente, nemmeno in casi nei quali sarebbe auspicabile svolgere i dovuti accertamenti sulla placenta e sulla madre.

In Australia invece, come spiega la dott.ssa Warland, il problema cordonale è sempre ritenuto concausa, e mai di per sè causa diretta di morte intrauterina.

In realtà, come si evince dall'articolo, il cordone può essere coinvolto come causa diretta o come concausa nella morte in utero a termine o  peripartum.

Cerchiamo di capire meglio, grazie alle parole della dott.ssa Warland:

"In qualità di ostetrica ho visto tanti bambini nascere vivi e sani col loro cordone ombelicale intorno al collo. Ho anche letto svariati commenti di donne, su facebook o altri social, che asserivano: “il mio bambino e’ nato col cordone intorno al collo e sta benissimo!’’, minimizzando dunque il fatto che il cordone possa essere un problema.

Personalmente, ho vissuto l’altro risvolto della medaglia. Mia figlia Emma infatti e’ nata morta col cordone intorno al suo collo. Sebbene io non abbia mai pensato che quella fosse l’unica ragione della sua morte credo che abbia probabilmente contribuito, cosi come spieghero’ successivamente.

Ho lavorato come ostetrica nella sottocommissione perinatale Sud Australiana. Questa commissione tiene in considerazione le morti in utero nel Sud dell’Australia e classifica le cause di decesso. Mentre lavoravo nella commissione ho avuto il privilegio di imparare dal meraviglioso Dott. Yee Khong (fantastico patologo perinatale del Sud Australia) i segni clinici che si evidenziano nel cordone dei bambini nati morti, e che indicano che il cordone ha giocato un possibile ruolo nella morte del bambino.

Il cordone intorno al collo è raramene ritenuto causa esclusiva di morte, anche se gioca un ruolo fondamentale; di solito viene considerato fattore contributivo (concausa).

Alla domanda “Può il cordone intorno al collo essere un problema o no?’’ la risposta è “Dipende”.

Dipende da cosa?

Sono almeno 3 gli aspetti da considerare con grande attenzione.

1) Come è attorcigliato il cordone intorno al collo

2) La vulnerabilità (predisposizione) del bambino

3) Altri fattori come la posizione della placenta, la lunghezza del cordone, la quantità di gelatina di Warthon, la ‘’forma del cordone’’ e la posizione del bambino in utero.

Tipologie di attorcigliamento

Jason Collins ha lavorato tanto in questo campo e descrive 2 tipologie di cordone

Cordone di tipo A: avvolge il collo ma puo’ sciogliersi.

Cordone di tipo B si annoda al collo e si puo’ stringere.

Si annoda e si stringe quando il bambino in maniera naturale comincia ad incanalarsi nel bacino per preparasi alla nascita intorno alla 36 settimana e anche quando il bambino comincia a scendere nel parto. Se il bambino ha il cordone di tipo B questi ha una maggiore possibilita’ di complicanze rispetto al tipo A. Perche’? Bene, il tipo A puo’ facilmente scivolare attraverso il corpo non appena il bambino si muove o mentre si sta incanalando per nascere; di contro il cordone di tipo B si stringera’ e potrebbe causare una sofferenza tale da richiedere un taglio cesareo e, stringendosi e bloccandosi, potrebbe mettere a rischio la vita del bambino.

Possono le donne che stanno per partorire sapere se il bambino ha un cordone di tipo A o di tipo B? Il cordone puo’ essere visto durante l’ecografia, se si  guarda con attenzione!

Vulnerabilità

Il bambino che muore in utero e’ spesso affetto da una combinazione di fattori che insieme possono portare alla morte. Conosciamo alcuni fattori che rendono il bambino vulnerabile, come ad esempio il ritardo di crescita, o la riduzione dei movimenti fetali, ma ci sono molti fattori che non conosciamo ancora bene e che possono rendere un bambino vulnerabile. Guardando la figura possiamo facilmente comprendere che se il bambino e’ già vulnerabile, ha il cordone intorno al collo di tipo 2, ha una placenta posterione, un cordone sottile e la mamma dorme regolarmente sulla schiena, tutti questi fattori messi assieme possono essere fatali per quel bambino.

Altri fattori

Ci sono molti altri fattori che possono rendere problematico  il cordone intorno al collo per un piccolo numero di bambini.

Questi fattori sono: la posizione della placenta, la lunghezza del cordone, la quantità di gelatina di Warthon e la ‘’forma del cordone’’ così come la posizione del bambino. In breve se il cordone è di normale lunghezza, abbastanza spiralizzato (non troppo), ha tre vasi e tanta gelatina di Warthon, allora le possibilita’ che il bambino nasca vivo sono molto alte, mentre se il cordone è lungo, sottile, non spiralizzato e con poca gelatina di Wharton i rischi di complicanze sono notevolmente alti.

Maggiori informazioni si possono trovare sul libro del Dott. Collin ‘’Silent Risk’’

 

Sommario

Il cordone intorno al collo rappresenta dunque un problema per tutti i bambini?

No, se non è associato ad altri fattori di rischio (come quelli sopra elencati).

Se un bambino nasce morto con un giro (o più)  di cordone intorno al collo, questo è da ritenersi sufficiente per spiegare la sua morte?

No, è necessario effettuare gli approfondimenti diagnostici previsti per individuare altri fattori di rischio ed altre eventuali concause che possano associarsi ad una ricorrenza in una gravidanza successiva.  

Last modified onSabato, 21 Novembre 2015 16:17
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