Ending Preventable Stillbirths: report

Il 19 gennaio a Londra, nella sede del Royal College of Obstetricians and Gynaecologists è stata lanciata la nuova serie sulla morte in utero della rivista The Lancet intitolata “Prevenire le morti in utero evitabili”.

L'incontro era rivolto sia agli operatori sanitari che ai genitori, ed ha visto la partecipazione di molti medici e rappresentanti di varie organizzazioni da più parti del mondo. Per conto di CiaoLapo onlus ha partecipato la Dott. Laura Avagliano, che in questo articolo ci spiega i punti salienti emersi in conferenza stampa.

 

 Prevenire le morti in utero evitabili

The Lancet è una rivista storica, autorevole, di larga diffusione nel mondo scientifico, le cui pubblicazioni sono di estrema importanza per la cultura medica, per il miglioramento della diagnosi e cura del malato. Non si è trattato di un mero lancio pubblicitario di una nuova pubblicazione del giornale (cosa della quale The Lancet non ha bisogno) ma si è trattato di una vera giornata scientifica, mirata a lanciare dei messaggi chiari per migliorare la nostra assistenza e arrivare appunto a “prevenire le morti in utero evitabili”.

La giornata è iniziata con un filmato costituito dalla testimonianza di Isabel, una mamma che circa 40 anni fa ha dovuto affrontare la morte in utero del suo primogenito. Ci siamo chiesti molte cose, al termine del filmato.

E’ cambiato qualcosa in questi 40 anni? Abbiamo fatto qualcosa in termini di prevenzione? Abbiamo migliorato la gestione clinica delle famiglie colpite dal lutto? Abbiamo discusso sia in termini di assistenza fisica durante il ricovero che in termini di assistenza umana, elementi che durante la conferenza stampa sono stati presentati come complementari e di pari importanza.

La nuova serie di The Lancet cerca di dare risposte a questi quesiti. I messaggi chiave che vengono dettagliatamente affrontati all’interno dei 5 articoli scritti da oltre 250 autori provenienti da 43 differenti Paesi sono i seguenti:

Ogni anno avvengono circa 2,6 milioni di morti in utero. Molte di queste potrebbero essere evitate con una buona cura della gravidanza, sia nei Paesi a basso-medio livello di sviluppo, sia nei Paesi ad alto reddito come il nostro.

  • La morte in utero ha un impatto enorme sulle famiglie e sulla società, è una tragedia che può avere una seria influenza a lungo termine sui genitori, dal punto di vista psicologico, sociale e finanziario. Una adeguata assistenza da parte degli operatori della sanità può fare la differenza e ridurre l’impatto negativo all’evento.
  • La maggior parte delle morti in utero sono evitabili erogando una buona assistenza. Prevenire la morte in utero è parte integrante di un sistema di alta qualità assistenziale alla donna e al bambino, assistenza che dovrebbe partire già in fase preconcezionale ed essere mantenuta, vigile e attenta, durante la gravidanza e il travaglio di parto. Questo sistema assistenziale va garantito a tutti, in tutti i Paesi. Investire (anche finanziariamente!) sulla prevenzione della morte endouterina porta a un “quadruplo guadagno” non solo riducendo la morte in utero ma anche riducendo la mortalità materna, riducendo la mortalità neonatale e migliorando lo sviluppo psicofisico del bambino.
  • Le morti in utero devono essere considerate, e quindi registrate, come vengono registrate le morti neonatali e le morti materne, considerando anche che numericamente sono molto più numerose di queste ultime. Avere un registro dedicato consentirebbe di calcolare esattamente i tassi, informazione necessaria per il coinvolgimento delle società governative per capire quanto i singoli Paesi si stiano realmente operandosi a ridurre e prevenire le morti endouterine. Organizzarsi per ottenere la registrazione permetterebbe per prima cosa di fare chiarezza sulla definizione di morte endouterina (attualmente diversa nei vari Paesi, ad esempio l’organizzazione Mondiale della Sanità considera la 28^ settimana gestazionale come cut-off per la registrazione, alcuni Stati utilizzano invece la 24^ settimana mentre altri la 20^). Il registro dovrebbe inoltre contenere informazioni sulla causa di morte. Attualmente esistono più di 35 classificazioni utilizzabili per la definizione della causa di morte e questo genera confusione nella identificazione dei fattori determinanti l’esito avverso. Gli organismi governativi dovrebbero farsi carico di questa problematica e identificare la modalità corretta di identificazione, registrazione e classificazione della causa di morte.
  • La morte endouterina colpisce soprattutto le donne in condizioni socio-economiche e psico-sociali svantaggiate, soprattutto nei Paesi a basso e medio livello di sviluppo ma anche nei Paesi ad alto reddito come il nostro. Tutti Paesi devono garantire ad ogni donna una buona qualità assistenziale in gravidanza.
  • La morte in utero è spesso una tragedia nascosta. I genitori spesso sentono che il loro lutto, definito “lutto fantasma” non viene considerato ed è poco conosciuto sia dagli operatori sanitari che dai familiari e dalla società in genere. Questa scarsa considerazione porta a cercare di “nascondere” l’evento, con la conseguenza che le persone colpite sviluppano comunemente sintomi depressivi di lunga durata: 4 milioni di donne nel mondo soffrono di sintomi depressivi dopo la morte in utero del loro bambino. Dobbiamo migliorare la nostra assistenza alle famiglie colpite da lutto, implementando gli interventi utili alla elaborazione. Questi interventi sono azioni pratiche, concrete e comprendono ad esempio: permettere ai genitori di vedere e di stare con il proprio bambino, identificare un luogo adatto e protetto per la degenza ospedaliera, offrire supporto sociale e di gruppo che permetta alla famiglia di condividere i ricordi, effettuare l’autopsia, attuare interventi psicologici.
  • Le donne che hanno partorito un bambino morto spesso di sentono abbandonate, emarginate e colpevolizzate dalla società, si sentono stigmatizzate. Le associazioni di genitori che lavorano al fianco degli operatori sanitari possono aiutare a ridurre lo stigma e la sensazione di impotenza che affligge queste donne.

Che cosa possiamo quindi fare per raggiungere l’obbiettivo di prevenire le morti in utero evitabili?

  1. Avere una leadership internazionale, specialmente dai parte dei legislatori, che si occupi attivamente e specificatamente dell’argomento (questa è la sfida più grande).
  2. Parlare di morte endouterina, soprattutto dando più voce alle donne (ma anche non dimenticando gli uomini, i padri).
  3. Includere la morte endouterina nella pianificazione e programmazione dell’assistenza sanitaria alle donne e ai bambini; aumentare i fondi per la prevenzione della morte in utero.
  4. Registrare i dati per monitorare i progressi nella riduzione dei tassi di morte endouterina.
  5. Investire economicamente nella prevenzione della morte endouterina, nella ricerca scientifica, nella comprensione degli eventi e investire economicamente nel supporto alle famiglie.

Per usare le parole del dott. Richard Horton, capo Editor della rivista Lancet, questa nuova serie non deve essere semplicemente un nuovo giornale da leggere. Lui ha sottolineato che era necessario alzarsi dalla sedia su cui eravamo seduti e tornare a casa con in mente delle specifiche cose da fare. Avere in testa dei messaggi chiari di azioni concrete da svolgere, specifici interventi pratici, scopi che ognuno di noi deve puntare a voler raggiungere, quindi…

…rimbocchiamoci le maniche e incominciamo!

Laura Avagliano

Last modified onLunedì, 08 Febbraio 2016 12:09
Login to post comments

CiaoLapo Onlus

Social media