Progetto fotografico 2017

L'anno culturale di CiaoLapo si apre con un nuovo progetto artistico aperto alle madri di CiaoLapo, curato da una giovane fotografa che studia a Firenze.

Ho incontrato Emilia una fredda mattina di fine Ottobre. 

Le sue parole, il suo progetto, e soprattutto  la sua autenticità mi hanno subito colpito.

 

Essere giovane, eppure avere le idee molto chiare, sul femminile, sulla femminilità, sulle emozioni della vita (e della morte) sul linguaggio possibile per dare corpo al silenzio e all'esperienza.

Quando mi ha proposto di collaborare ho aderito, entusiasta.

Sono certa, che come già avvenuto in passato, anche questo lavoro sarà un grande lavoro.

Abbiamo ancora bisogno di linguaggi oltre la parola, per rappresentare ciò che non riusciamo neppure a nominare. E che pure esiste. 

Ecco la presentazione del progetto nelle parole di Emilia.

Mi chiamo Emilia Rosa Pizzonia ho 26 anni e sono una studentessa di fotografia presso la Fondazione Studio Marangoni di Firenze.

Sono da sempre interessata alle dinamiche del femminile e in occasione della conclusione dei miei studi triennali ho deciso di affrontare la tematica dell'aborto e della morte perinatale.

Il mio interesse per questo argomento deriva da numerose influenze, sono abituata a sentire parlare di gravidanze quotidianamente in quanto mia madre è ostetrica e da quando ho memoria ho sempre avuto intorno donne di tutte le età che mia madre aiutava a partorire.

Inoltre l'anno scorso ho iniziato un progetto parzialmente autobiografico sulla proiezione delle proprie ferite psicologiche sul corpo umano e animale, con lo scopo di sottolineare come ogni essere vivente sia profondamente fragile.

Per questo progetto di ricerca personale, affronterò il tema della perdita di un figlio nel modo il più delicato possibile creando una raccolta visiva di esperienze sull'argomento.

Attraverso il sostegno dell'associazione CiaoLapo incontrerò coloro che hanno interesse a condividere la propria esperienza con me, così che possano raccontarmi liberamente quali sono i sentimenti che hanno provato in seguito a questo evento e come esso influenza tuttora la loro vita.

Io renderò visivamente in immagini le loro percezioni, il lavoro avrà infatti un impronta simbolica, si collocherà in una dimensione sensoriale in cui il riferimento al tema sarà dato da immagini che alludano alla questione senza una rappresentazione diretta.

A tal fine saranno oggetto delle fotografie, sia gli interni che gli oggetti mentre i ritratti dei partecipanti verranno concordati con loro e saranno tutelati per mezzo di liberatoria fotografica.

L'intenzione è rappresentare con dignità e discrezione un evento di cui si parla molto poco e spesso soltanto con un linguaggio reportagistico, per accedere a un livello più profondo di osservazione e di rappresentazione condivisa.

Credo che occuparsi di questo tema sia fondamentale, sia per le partecipanti che avranno l'occasione di rielaborare con un mezzo visivo il proprio vissuto, che per fare conoscere questa realtà a chi ignora di quanta forza siano capaci le persone in un momento di lutto.

Il mezzo fotografico, che arriva più direttamente di qualunque parola anche a chi non ha vissuto questa esperienza in prima persona, mi sembra lo strumento adatto per affrontare l'argomento senza cadere in pietismi e commiserazioni.

Il lavoro si svolgerà indicativamente da gennaio 2017 a maggio 2017 secondo appuntamenti concordati preventivamente con i partecipanti.

Per ragioni di tempo e di spazio, si accettano preferibilmente richieste dalla Toscana e dall'Emilia Romagna.

link al progetto sul corpo ferito:

http://cargocollective.com/emiliar-pizzonia/Autoscopy-1

 

Per partecipare al progetto fotografico,

potete scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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