L’arrivo del latte dopo un lutto perinatale

Dopo una perdita perinatale molte donne vanno incontro alla montata lattea. Questo avviene più frequentemente se la morte perinatale è avvenuta nella seconda metà della gravidanza, dalla 20° settimana gestazionale in poi.

Tuttavia, il latte può comparire anche dopo perdite nella prima metà della gravidanza, soprattutto se hai già allattato. Nessuno può dirti con sicurezza matematica come reagirà il tuo corpo dopo il parto, perchè ogni donna è unica. È però importante sapere che qualunque cosa avvenga al tuo seno durante il puerperio puoi essere sostenuta e compiere le scelte migliori per te e per la tua salute,  psichica e fisica. Prenderti cura della tua salute fisica ti aiuterà a stare meglio anche psicologicamente. Chiedi aiuto, per qualsiasi dubbio, agli operatori e ai professionisti esperti in allattamento.

Ho perso il mio bambino: perché il latte può arrivare comunque?

Forse è capitato anche a te di vedere qualche goccia di colostro uscire dal seno in queste ultime settimane.  Questo è successo perché il tuo corpo, durante la gravidanza, si è preparato a nutrire. Gli ormoni, ulteriormente attivati dall’espulsione della placenta dopo il parto, avviano infatti la produzione di colostro e la successiva montata lattea.

L’arrivo del latte dopo il lutto perinatale può essere un momento emotivamente impegnativo e comunque critico.

L’arrivo del latte può infatti spaventare molto, può innescare sentimenti di rabbia e frustrazione e può essere visto come l’ennesima beffa crudele del nostro corpo.

Per alcune donne l’arrivo del latte è rassicurante, perchè è un aspetto fisiologico e naturale, in un momento che di naturale non ha nulla.

Per altre donne ancora, il latte è comunque un dono.

Il latte potrebbe dunque arrivare, o è già in arrivo, ed è opportuno scegliere come procedere. Non ci sono regole valide per tutte e non ci sono decisioni giuste o sbagliate in assoluto; ogni donna può scegliere il modo migliore per prendersi cura di sé stessa, rispettando il proprio dolore e il proprio corpo.

Dopo il parto e la morte del tuo bimbo, anche se è tutto assurdo, bisogna capire cosa è meglio fare per prendersi cura del tuo seno e del tuo latte.

Il latte può arrivare subito ma anche fino ad una settimana dopo il parto.

Quando muore un bambino atteso le ghiandole mammarie sono comunque già pronte per produrre latte.

Di seguito ti elenchiamo alcune alternative possibili, invitandoti a parlarne con le ostetriche del tuo ospedale e altre figure competenti per l’allattamento.


Le scelte possibili

Opzioni:

A)  Inibizione naturale della lattazione

B) Inibizione farmacologica della lattazione con cabergolina

C) Donazione del latte alla banca del latte materno


A) Inibizione naturale della lattazione

Puoi aspettare che il corpo si auto-regoli, tenendo sotto controllo la tensione del seno con semplici accorgimenti; se senti il seno teso e lucido puoi :

v riposare molto;

v fare un bagno rilassante;

v spremere il latte quel tanto che basta per diminuire il disagio;

v massaggiare delicatamente la zona dolente senza fare pressione (carezza);

v indossare reggiseni che contengano il seno senza lasciare nessun segno o solco sulla pelle

v se il dolore è forte si può  utilizzare un farmaco analgesico da decidere con il tuo curante

"Il personale ostetrico e le infermiere sono state davvero gentili nell'aiutarmi nello "svuotamento" manuale con molta pazienza perché io da sola, percependo il dolore, non riuscivo a farlo in maniera efficace"



Occuparsi del proprio corpo dopo un lutto perinatale può essere molto difficile.

Perchè dovrei occuparmi del mio seno?

Occuparsi del proprio seno dopo il parto serve per favorire il drenaggio delle tue ghiandole mammarie ed evitare ingorghi.

Ricorda che puoi chiedere aiuto a personale competente anche in caso di fastidio o dolore lieve. Non disturbi!

B) Inibizione farmacologica della lattazione con cabergolina

Puoi inibire la lattazione con la cabergolina.

Si somministra subito dopo il parto per rallentare la secrezione della prolattina, affinché  la produzione di latte possa diminuire subito.

A volte, nonostante l'assunzione del farmaco, la montata lattea può verificarsi ugualmente.

“Le ostetriche mi hanno dato delle pillole per interrompere l’allattamento (…) Non mi hanno nemmeno chiesto se avessi avuto intenzione di comportarmi in maniera diversa. Mi hanno semplicemente detto " prendi, sono per fermare il latte". Non so come ci si comporta in questi casi ma io le ho prese e basta, in quel momento non avevo la mente lucida per prendere alcun tipo di decisione”



C) Donazione del latte alla banca del latte materno

Alcune madri, soprattutto se hanno già allattato altri figli e se hanno vissuto l’esperienza della terapia intensiva neonatale desiderano poter donare il loro latte per un po' di tempo, compatibilmente con il loro stato di salute fisica e con la presenza di una banca del latte locale.

Per donare è necessario seguire i protocolli nazionali, che potrai consultare al seguente indirizzo: https://www.aiblud.com/

“Mi sarebbe piaciuto avere la possibilità di dare quel latte a qualche altro bambino che ne aveva bisogno, questo era il mio pensiero fisso…Ho provato a porre la domanda, mi è stato risposto con un sorriso e quindi non so se sia una cosa possibile nella realtà…. Però è una cosa che mi avrebbe fatto sentire meglio, poter aiutare qualche altro bimbo.”




“Ero pronta e anche il mio seno, non vedevo l’ora. Jacopo, però è nato morto, il mio bimbone di oltre 4kg. "Signora deve prendere le pastiglie per la soppressione della montata lattea". E io le ho prese, come un automa. Ne ho prese tante ma il mio seno sembrava non volerne sapere, era gonfio, caldo, in fermento, pronto a sfamare chi non c'era. Alla fine si è arreso all'evidenza, anche lui.”

 

Informazioni scientifiche a cura del gruppo di lavoro multidisciplinare sull'allattamento di CiaoLapo:

Nicole Decurti, Daniela Nicolin, Anne Voyat, Chiara Pozzi, Consuelo Puxeddu, Claudia Ravaldi

 

Puoi scaricare il volantino qui

 

Last modified onVenerdì, 04 Gennaio 2019 11:26
CiaoLapo Onlus

Claudia Ravaldi. Psicoterapeuta e medico, fondatore e presidente di CiaoLapo Onlus. Nasco nel 1974 d’estate. Pronuncio le mie prime parole a sette mesi (mamma e pane, ma non in quest’ordine…) e inizio a leggere e scrivere a 4 anni, per non smettere praticamente più. Dopo il Liceo Classico mi laureo in Medicina a Firenze, mi specializzo in Psichiatria e studio Psicoterapia a Milano. Ho lavorato per dieci anni nel campo dei disturbi del comportamento alimentare, come clinico e come ricercatore. Oggi mi occupo prevalentemente di relazione terapeutica, comunicazione e salute, alimentazione consapevole, mindfulness, EMDR, gravidanza e maternità, lutto e salute perinatale, collaborando da libera professionista con vari enti e dipartimenti universitari come ricercatrice e docente. Dopo la morte a fine gravidanza del mio secondo figlio ho fondato e presiedo l'Associazione CiaoLapo Onlus (www.ciaolapo.it) per la tutela della gravidanza a rischio ed il supporto psicologico ai genitori colpiti da lutto perinatale.

Website: www.psico-terapia.it
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