Inviato da: Alfredo
in Lutto e psicologia il Gen 28, 2010
Mi è capitato recentemente di leggere questo articolo in un blog di un antropologo universitario che parla di noi, in maniera che mi è parsa sulle prime non del tutto condivisibile. Inserisco qua il post originale e le risposte, se volete potete commentare l'articolo originale sul blog di Piero Vereni.
Dopo che ho risposto al blog del dott. Vereni (in maniera in effetti molto decisa, come potete leggere più avanti), egli ha a sua volta risposto pubblicando un altro post chiarificatore, nel quale il suo intento appare differente da quello che a tutti noi era sembrato in un primo momento.
Il tema della discussione non è tanto sulla legittimità del lutto perinatale, quanto sulla sua socializzazione, sul ruolo della tecnologia nella formazione del legame col bambino (bonding) e nella elaborazione del lutto (lutto privato o lutto pubblico). Sono argomenti di cui abbiamo spesso parlato e sui quali abbiamo le nostre idee (almeno in parte suffragate dall'esperienza e dalla ricerca clinica), ma che non necessariamente devono valere per tutti.
Sposterei per favore su questo tema la discussione, al fine di renderla una operazione costruttiva e per evitare che possa diventare uno sgradevole alternarsi di attacchi e difese.
PS: vi invito inoltre a non confondere le affermazioni del dott. Vereni sul suo blog, con i commenti dei visitatori, in particolare del primo.
Inviato da: Alfredo
in Notizie e iniziative il Nov 20, 2009
Io ho la fortuna di avere come amico un grande artista. Musicista, compositore, pittore, scultore, scrittore, poeta. Un artista eclettico e poliedrico. E' anche un medico, esperto in medicine non convenzionali, cosa secondaria in questo frangente, se non fosse che è proprio grazie a questo suo aspetto che ho potuto conoscerlo e apprezzarne le molte qualità.
Si tratta di Giovanni Nuti.
Tra le sue opere, c'è una raccolta di poesie dal titolo "Lumen" (cliccate la copertina qui a fianco per ulteriori informazioni), ed a pagina 30 c'è una poesia, che vorrei condividere con voi.
Non abbiamo bisogno di sconvolgere la nostra vita per iniziare una trasformazione. L'inizio è accettare il punto dove ci si trova e permettere dolcemente a se stessi di andare ad allinearsi con le forze più grandi dell'universo.
Es
Inviato da: Claudia
in Lutto e psicologia il Ott 09, 2006
Il significato della parola compassione
Compassione significa letteralmente “soffrire insieme, sentire le emozioni dell’altro e manifestare empatia”.
Riportiamo in questo post una serie di pensieri, poesie, canzoni e altri contributi suggeriti dai genitori associati.