Diabete gestazionale e morte in utero

Cosa succede quando il diabete gestazionale non viene riconosciuto e (adeguatamente) trattato?

La dottoressa Avagliano ci descrive un recente lavoro Inglese e sottolinea l'importanza di un corretto monitoraggio della glicemia per ridurre il rischio di morte in utero.

Commento a T Stacey, PWG Tennant, LME McCowan, EA Mitchell, Budd, M Li, JMD Thompson, B Martin, D Roberts, AEP Heazel. Gestational diabetes and the risk of late stillbirth: a case–control study from England, UK. BJOG 2019; https://doi.org/10.1111/1471-0528.15659.

Il recente lavoro di Stacey e collaboratori ha valutato l’effetto del diabete gestazionale sul rischio di presentare una morte fetale endouterina tardiva.

Lo studio ha coinvolto una vasta popolazione del Regno Unito, coinvolgendo più di 1000 donne, di cui circa 280 con gravidanza esitata in morte fetale endouterina e circa 730 controlli, cioè donne con gravidanza fisiologica.

L’analisi dello studio ha valutato il tasso di morte endouterina nelle donne fisiologiche senza diabete gestazionale, nelle donne con diagnosi di diabete gestazionale e nelle donne con caratteristiche anamnestiche e cliniche che le rendevano a rischio per diabete gestazionale ma che non sono state sottoposte allo screening, donne cioè che non hanno effettuato la curva da carico orale di glucosio e quindi non hanno ricevuto la diagnosi di diabete, pur avendolo.

I risultati dello studio hanno dimostrato che le donne a rischio di diabete gestazionale ma non sottoposte allo screening hanno presentato un rischio di morte endouterina più alto di circa il 50% rispetto alle donne fisiologiche.

Al contrario, le donne a rischio di diabete sottoposte allo screening (e quindi diagnosticate come diabetiche) hanno mostrato un rischio di morte endouterina sovrapponibile a quello delle donne senza fattori di rischio.

Le conclusioni finali degli autori sono state quindi che effettuare lo screening per diabete e diagnosticare il diabete gestazionale mitiga il rischio di morte fetale endouterina. Non effettuare la diagnosi di diabete gestazionale lascia invece le donne con glicemie elevate a rischio di incorrere in una morte fetale endouterina che sarebbe altrimenti potenzialmente evitabile se si attuasse la corretta diagnosi e cura della patologia.

I risultati di questo studio confermano quanto noto dagli studi epidemiologici precedenti e sono in linea con quanto emerso qualche anno fa anche da uno studio italiano.

Lo studio, coinvolgente più centri ostetrici del nostro territorio, dimostrava infatti come la corretta diagnosi e trattamento del diabete gestazionale durante tutta la gravidanza permetta di ottenere un esito ostetrico simile alla popolazione generale non diabetica [Lapolla et al. European Journal of Obstetrics & Gynecology and Reproductive Biology. 2009;145:149–153].

La diagnosi di diabete gestazionale consente infatti di mettere in atto un adeguato approccio terapeutico alla gestazione e un adeguato monitoraggio.

L’attenzione e la diligenza nell’attinenza alla terapia (generalmente dietetica) consentono di ottimizzare i valori delle glicemie materne regolarizzando il passaggio transplacentare dei nutrienti. A questo è anche indirettamente legata l’ossigenazione fetale.

La corretta gestione clinica del diabete gestazionale può quindi avere un effetto benefico sullo stato di salute del bambino.

Possiamo quindi riassumere i risultati degli studi con il concetto che “il problema non è avere il diabete ma non sapere di averlo”.

La diagnosi e la corretta gestione clinica del diabete gestazionale permettono infatti di ridurre il rischio di morte fetale endouterina correlato alle alterazioni glicemiche materno-fetali.

 

Laura Avagliano

Medico Chirurgo specialista in Ginecologia e Ostetricia. 
Libero professionista Centro Medico Andromeda, Milano 
Professore a contratto Università degli Studi di Milano
Last modified onSabato, 04 Maggio 2019 11:19
CiaoLapo Onlus

Claudia Ravaldi. Psicoterapeuta e medico, fondatore e presidente di CiaoLapo Onlus. Nasco nel 1974 d’estate. Pronuncio le mie prime parole a sette mesi (mamma e pane, ma non in quest’ordine…) e inizio a leggere e scrivere a 4 anni, per non smettere praticamente più. Dopo il Liceo Classico mi laureo in Medicina a Firenze, mi specializzo in Psichiatria e studio Psicoterapia a Milano. Ho lavorato per dieci anni nel campo dei disturbi del comportamento alimentare, come clinico e come ricercatore. Oggi mi occupo prevalentemente di relazione terapeutica, comunicazione e salute, alimentazione consapevole, mindfulness, EMDR, gravidanza e maternità, lutto e salute perinatale, collaborando da libera professionista con vari enti e dipartimenti universitari come ricercatrice e docente. Dopo la morte a fine gravidanza del mio secondo figlio ho fondato e presiedo l'Associazione CiaoLapo Onlus (www.ciaolapo.it) per la tutela della gravidanza a rischio ed il supporto psicologico ai genitori colpiti da lutto perinatale.

Website: www.psico-terapia.it
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