La voce dei papà

Il lutto perinatale è un’esperienza molto dolorosa che colpisce tutti i componenti della famiglia: i genitori, i nonni, gli zii e i fratellini tuttavia se ne parla ancora poco e l’attenzione, quando c’è, è quasi totalmente rivolta alla mamma. Dei padri e del loro lutto ci si occupa ancora troppo poco.

Sono ancora numerosi i pregiudizi culturali che vedono il papà, l’uomo in generale, come colui che DEVE essere forte e che DEVE sostenere la compagna non mostrando il proprio dolore e le proprie emozioni.

Dall’uomo ci si aspetta che reagisca e che superi il lutto in poco tempo e che si dedichi alla cura della partner.

Molti padri, invece, provano emozioni molte intense come impotenza, rabbia, dolore, mancanza e si sentono incompresi da chi li circonda che, spesso, non riconoscendo l’intenso legame che era stato creato già durante la gravidanza, non permettono loro di avere uno spazio e un tempo per elaborare il lutto. Uno spazio e soprattutto un tempo che non necessariamente è sincrono con quello della mamma in lutto e questo, a volte, può portare ad ulteriori complicazioni se la coppia non viene adeguatamente accompagnata.

 

“È stato tutto assurdo, ci siamo ritrovati di colpo in un incubo, dal quale però non ci sveglieremo mai, o comunque stiamo imparando a viverci dentro cercando in tutti i modi di elaborare questa tragedia, farla nostra e imparare a conviverci.

Quando penso ad Arianna la vedo come una stella, una stella che è arrivata dal cielo, che ci ha sfiorati per poi tornare al suo posto, lasciandoci un segno indelebile.

I primi mesi sono stati pesantissimi, avevo tanta rabbia, disperazione, incredulità, è stato tutto veramente difficile, c'erano momenti in cui volevo stare fermo e piangere, altri che avrei voluto distruggere a calci e pugni qualsiasi cosa, ma ovviamente sapevo che dovevo soprattutto aiutare mia moglie, perché solo facendoci forza stiamo riuscendo piano piano a venirne fuori.

In questa disgrazia io e mia moglie ci siamo uniti ancora di più, e riusciamo a darci molta forza a vicenda, e almeno su questo sento di essere fortunato, questa cosa avrebbe potuto allontanarci, dividerci e sarebbe stato tutto molto più difficile e lungo da metabolizzare…

Io ho avuto un crollo dopo 3 mesi, quando ho visto qualche piccolissimo miglioramento di mia moglie, ad un certo punto mi sono sentito ancora più giù, sembrava quasi di essere tornato indietro e non riuscivo a reagire, ma lei è stata pronta a spronarmi con le giuste parole e i giusti consigli.

Adesso, dopo 6 mesi da quel giorno, inizio a vedere e a pensare al futuro, sto facendo da due mesi anche degli incontri di psicoterapia individule con l utilizzo dell EMDR e sento che mi stanno aiutando molto.

Inizio veramente a pensare che un giorno, destino permettendo, potrò esercitare la "professione del papà".

Dico così perché, nonostante non ho mai potuto vedere crescere la mia Arianna, sento comunque di essere stato il suo papà e lei sarà per sempre mia figlia, la mia prima figlia” (C. papà di Arianna)

 

“Si parlava del suo nome quel giorno della “morfologica”, entrando in ospedale di corsa come al solito, presi dalle quotidiane frenesie familiari e lavorative. Marco o Davide, massi, non discutiamone ora, poi ci penseremo con calma che tanto c’è tempo….

Quello che doveva essere un normale controllo di ruotine, un momento di gioia e felicità, una giornata di festa si è trasformato in qualcosa di terribile, surreale, sembrava di vivere un incubo ma stava succedendo veramente. Laura, come se fosse preparata, prima ancora che le dottoresse si pronunciassero, disse, spezzando in quei terribili secondi di silenzio <<non c’è battito vero, lo sapevo…>>  e subito si rivolse a me per consolarmi, come se fossi solo io quello da consolare.

Eravamo al settimo cielo fino a quel giorno, e quando si cade dall’alto ci si fa tanto male. Era da tempo che cercavamo un fratellino o una sorellina per Luca, il nostro primogenito di 4 anni e il nostro sogno si stava per realizzare.

 

…ma tutto si è sgretolato in pochi secondi.

Più il tempo passava e più realizzavo che non stavo vivendo un incubo, ma ci era successo veramente. Volevo scappare non pensare. Fortunatamente, grazie a CiaoLapo abbiamo letto come poter affrontare quello che ci stava capitando altrimenti ora avrei avuto sicuramente qualche rimpianto.

Più i giorni passavano e più crescevano in me i sensi di colpa per non essere riuscito a tutelare abbastanza quanto avevamo ricevuto in dono. Cercavo un motivo a tutto ciò. Motivo che poi si è dimostrato essere dovuto a quelle cause naturali da mettere in conto e che non hanno nulla a che vedere con quello che avevamo passato nella precedente gravidanza. Fa parte del “può succedere” ….

Poi tanta rabbia e voglia di evadere. Le frasi di chi ignora quello che ci sta dietro e le parole di conforto di chi ha invece vissuto la tua stessa situazione, molti di più di quelli è dato a sapersi.

Cerchi di essere forte ma la sera quando si scioglie il trucco, tutto torna.

È passato un anno da quando è successo. Non sono ancora riuscito a dar via i giochi che avevo conservato per Davide e fare tante altre cose…ma piano piano ci stiamo mettendo in carreggiata.

Niente sarà più come prima, manca quella leggerezza e spensieratezza di prima, mancano quei mesi vissuti in 4 con Davide dentro la pancia, ma vi è la consapevolezza di quello che è stato e che lui è comunque una parte della nostra famiglia.” (A. papà di Davide e Luca).

 

Molti papà, per i motivi descritti prima, arrivano a CiaoLapo confusi, disorientati e in difficoltà a conciliare le aspettative esterne con i sentimenti intensi che provano e dubitano che quello sia un posto “per loro” che da sempre sono stati visti in secondo piano rispetto alla mamma.

 

Una volta entrati in contatto, invece, con gli altri papà, le altre mamme e i volontari si accorgono che invece c’è la possibilità anche per loro di potersi esprimere liberamente, di poter far uscire la rabbia, il dolore, la tristezza ma anche l’immenso amore che provano per le proprie bambine e i propri bambini perché la morte di un figlio e il dolore del lutto riguarda sia la mamma che il papà e io sono immensamente grata di poter accogliere ogni giorno le storie di queste mamme e di questi papà nei colloqui di sostegno psicologico di coppia, individuali e nel gruppo di automutuoaiuto per genitori.

 

Se vuoi saperne di più sul lutto nei padri, scarica il nostro volantino nella sezione documenti di questo sito.

Leggi il capitolo dedicato ai padri nel nostro testo Piccoli Principi

Per informazioni sui gruppi di automutuoaiuto o i percorsi di sostegno della tua regione scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

Articolo a cura di

Dott.ssa Micaela S. Darsena

Psicologa psicoterapeuta

perfezionata in psicologia clinica perinatale

referente lombarda per l’associazione CiaoLapo Onlus

 

CiaoLapo Onlus

Claudia Ravaldi. Psicoterapeuta e medico, fondatore e presidente di CiaoLapo Onlus. Nasco nel 1974 d’estate. Pronuncio le mie prime parole a sette mesi (mamma e pane, ma non in quest’ordine…) e inizio a leggere e scrivere a 4 anni, per non smettere praticamente più. Dopo il Liceo Classico mi laureo in Medicina a Firenze, mi specializzo in Psichiatria e studio Psicoterapia a Milano. Ho lavorato per dieci anni nel campo dei disturbi del comportamento alimentare, come clinico e come ricercatore. Oggi mi occupo prevalentemente di relazione terapeutica, comunicazione e salute, alimentazione consapevole, mindfulness, EMDR, gravidanza e maternità, lutto e salute perinatale, collaborando da libera professionista con vari enti e dipartimenti universitari come ricercatrice e docente. Dopo la morte a fine gravidanza del mio secondo figlio ho fondato e presiedo l'Associazione CiaoLapo Onlus (www.ciaolapo.it) per la tutela della gravidanza a rischio ed il supporto psicologico ai genitori colpiti da lutto perinatale.

Website: www.psico-terapia.it
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