La mia Stellina

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Ivana81 ha creato la discussione La mia Stellina

Io non sono mai stata una di quelle donne con il chiodo fisso per la maternità, anzi ironicamente mi sono sempre definita una che “l’istinto materno l’aveva scordato da qualche parte”.. e devo dire che la situazione era peggiorata da quando due anni e mezzo fa avevo perso mia mamma a causa di un brutto male. Nonostante avessi già 36 anni l'idea di un bambino non mi sfiorava minimamente. Che la vita poi non fosse semplice, questo l’avevo capito già da un pezzo, ma che fosse addirittura beffarda e crudele.. beh questa è stata una scoperta! Ad aprile del 2018 ho scoperto di essere incinta benché non avessi fatto nulla per cercare questo bambino. Anzi quando l’ho scoperto ero talmente sotto shock che mi è venuto un attacco di panico, cosa purtroppo ormai abbastanza frequente da quando avevo perso la mamma. Come avrei mai potuto avere un figlio? Come avrei fatto senza il sostegno di mia madre? Io, che da quando l’avevo persa ero così devastata che a stento riuscivo a prendermi cura di me stessa! Come avrei fatto con una creatura che sarebbe dipesa da me in tutto e per tutto? Io, che ancora mi sentivo più figlia che madre! Come avrei potuto affrontare tutto questo? Avrei anche perso il lavoro essendo una precaria. Non ero pronta per un bambino. Anche le prime visite non avevano suscitato in me grandi emozioni.. ma tutto è cambiato la prima volta che ti ho visto muovere. Non eri più un “puntino” o un “fagiolino” ma una vita vera che con le sue piccole manine sembrava dirmi : ”guardami!”. Quello è stato il momento in cui ho “capito” davvero cosa stesse succedendo. Intanto i mesi passavano tra gioie e tormenti interiori. Vedevo la mia pancia crescere sempre di più e tu con lei.. imparavo pian piano a conoscerti e ad amarti, ma la sofferenza che c’era nel mio cuore spesso non mi lasciava spazio per godere dei momenti belli. Non mi sentivo all’altezza di questo compito e avevo paura. Le persone accanto a me mi incoraggiavano dicendomi che eri un dono, che la tua presenza mi avrebbe fatto superare ogni cosa, che avrei messo sulle tue piccole spalle tutto l’amore e le speranze che mi aspettavo da questa vita. Al che ho iniziato a pensare anch’io che forse questa era la verità. C'è stato davvero un momento in cui ho creduto che mi fossi stato mandato, non per mettermi in difficoltà ma per alleviare le ferite del mio cuore. Per iniziare con te la mia nuova vita. Immaginavo i momenti assieme a te: le scoperte, i giochi.. crescerti. La vita che andava avanti nonostante tutto. Ma purtroppo la felicità è cosa fragile. Proprio quando ormai mi sentivo in grado di svolgere quel ruolo che mi era stato affidato raggiungendo la consapevolezza che, anche se non mi avrebbero mai eletto “madre dell’anno”, avrei fatto tutto quello che potevo per rendere felice il mio piccolo Manuel. Mi sarei impegnata anima e corpo per farti crescere bene e ti avrei amato di tutto quell’amore che solo una madre può avere. Così arriviamo a dicembre. Ormai sono impaziente di conoscerti. Stanca per tutti questi mesi passati, ma stringo i denti perché ormai manca veramente poco. La data prevista è il 20 dicembre ma tutti sembrano concordare che non aspetterai cosí tanto. Il 4 dicembre faccio il primo tracciato tutto regolare.. anzi, oserei dire Perfetto! Se non fosse che avendo più liquido amniotico del normale ti giri la mia pancia neanche fosse una vasca olimpionica! Mi dicono: “Signora, dobbiamo fare un controllo giorno 6 e decidere se è il caso di fare il cesareo o tentare qualche manovra per far rimettere il bimbo in posizione.” Penso che non voglio fare il cesareo e con la speranza che qualcosa cambi, torno dopo due giorni in ospedale per fare nuovamente la visita. Stavolta il medico di turno mi dice che il bambino è in posizione cefalica, quindi si prevede il parto naturale. Torno ad essere più serena. Tutto procede bene. Sei grande, più grande per le settimane che hai; sei forte, lo sento da come ti muovi, da ogni calcio che mi dai e stai bene: ogni controllo fatto nei mesi scorsi non lascia pensare a nulla di brutto. Tutto era perfetto compreso amniocentesi e morfologica. Ancora pochi giorni e poi la mia vita sarebbe cambiata per sempre. L'indomani il 7 dicembre esco tranquilla. Faccio una passeggiata e compro le ultime cose che mi servono. Torno a casa. Mi metto a cucire. Poi pranzo e torno a cucire. Tutto normale se non che quando vado a fare la doccia mi vedo le caviglie rosse. Inizio ad agitarmi, misuro la pressione 139 con 89. Avviso la ginecologa e mi dice di non preoccuparmi, di stare a riposo con i piedi sollevati. Mi tranquillizzo un po’. Sono le 2:00 di notte, mi si addormentano le mani, le massaggio ma restano intorpidite. Misuro di nuovo la pressione 145 con 90! Sveglio mio marito e gli chiedo di portarmi al pronto soccorso. All’accettazione la pressione è già 158! Mi salgono in reparto, chiamano il medico di turno, lo stesso che mi aveva visitato il giorno prima e che sembra quasi seccato dalla mia nuova presenza lì. Mi fanno il tracciato. Ok. Misurano la pressione che a quanto pare inizia a scendere. Gli spiego i sintomi che ho: caviglie rosse, mani intorpidite, dolori alla schiena. Il medico mi spiega che è una cosa “normale”: è il bambino che premendo su alcuni punti mi causa problematiche di questo tipo. Mi fanno una puntura di Bentelan e mi rispediscono a casa. Torno a letto mi sveglio tardi per la nottata fatta. Quando mi alzo mi sento le guance in fiamme e le mani sempre intorpidite, misuro la pressione ma questa volta è normale. Cerco di tranquillizzarmi ed esco un po’. Torno a casa, sono anche meno rossa in viso. Tutto è come sempre, Manuel è un “pazzerello” e mi massacra ad ogni movimento. Lunedì 10 mi dedico alle normali faccende di casa, tutto come sempre, poi dalle 11:30 più nulla. Non ci bado più di tanto: “Starà dormendo” penso. Pranzo e mi accorgo che c’è qualcosa che non va, non si muove. “Strano” dico. Ogni volta che mi sedevo a tavola iniziavano le capriole. “Starà dormendo” , mi tranquillizza mio marito. Mi metto a letto. Niente. Mi sdraio e inizio a cantare per lui come sempre negli ultimi tempi. Niente. Adesso sono sola a casa e inizio a preoccuparmi sul serio. Mangio della cioccolata. Niente. La paura prende il sopravvento. Chiamo la ginecologa e mi dice di andare subito in ospedale. Chiamo mio marito che torna a casa dal lavoro in un attimo. Sono terrorizzata, so che c’è qualcosa che non va. Ho un forte dolore alla nuca adesso. Arriviamo al pronto soccorso: pressione 169! Iniziano gli attacchi di panico. Mi salgono in reparto, mi poggiano la sonda dei trecciati e.. niente! In un secondo mi crolla il mondo addosso e inizio a gridare: “È morto!”. Mi chiedono di stare ferma, perché altrimenti non mi possono controllare. Cerco allora di recuperare un minimo di lucidità, mi fanno l’ecografia ma il dottore non parla. Inizio ad urlare più forte.. “No! No! È morto!” Non avevo più le forze per reggermi in piedi. Mi fanno calmare e lasciano entrare mio marito. Ci abbracciamo piangendo disperati. Sono sotto shock, non poteva accadere tutto questo, non a me, dopo quello che avevamo passato! Non era giusto! Da lì a poco avrei anche dovuto affrontare il parto. Iniziano subito con l’induzione. Volevo tornare a casa e prima avremmo iniziato, prima sarebbe finito tutto. La stimolazione non dà grossi risultati: 2 cm. Allora decidono di rompermi le membrane e inizia il travaglio vero e proprio, ma ancora nessuna dilatazione. Vado avanti così per 8 ore, senza neanche il sollievo dell’epidurale perché a quanto pare la mia schiena ha deciso di non collaborare, “È un muro” mi dicono, e dopo 4 tentativi rinunciano. Ormai stremata psicologicamente e fisicamente chiedo il cesareo. Alla fine con un pó di riluttanza acconsentono e mi addormentano per l’operazione. Mi risveglio con la consapevolezza di aver partorito un angelo: un bambino di 4 kg 150 grammi per 56 cm. Tutti mi dicono: “un gigante”, “perfetto”, “ bello come un angelo”. Tra lo stordimento generale causato dall’anestesia mi assale un misto di orgoglio e disperazione. Non riesco a vederlo e a stringerlo a me. Ma come avrei mai potuto farlo? Non avevo le forze per affrontare anche questo, sarei morta con lui.. Salgo in reparto e sento le voci dei neonati che piangono provenire dalle camere accanto, dalla mia invece solo silenzio. Ci sono solo i miei singhiozzi soffocati perché ho la gola lacerata per i tubi e ogni lacrima mi causa tosse e quindi dolore lancinante al taglio appena subito. Piango in silenzio. Piango con un dolore al petto che mi soffoca e che da quel momento non mi lascerà più. Piango per aver sprecato tanti momenti felici. Piango perché tutto quello che avevo immaginato per noi resterà solo un bel sogno. La vita da quel momento è cambiata ma non come speravo. Mi sono sentita stupida, vuota, inutile, colpevole. Forse tutto questo è successo per qualcosa che avevo fatto, o forse più semplicemente era la punizione per tutti i dubbi che avevo avuto. Ma io mi sentivo sola e terrorizzata da una cosa così grande. Non c’è giorno in cui non mi chieda se tutto questo non poteva essere evitato e darei qualsiasi cosa per poter tornare indietro e rivivere con più serenità ogni momento, ma soprattutto per poter avere un finale diverso. Di questa maternità mi sono rimasti solo gli aspetti negativi, compresa una bella cicatrice che mi ride ogni volta che mi guardo allo specchio, quasi a volersi prendere gioco di me. Messa lì, pronta a ricordarmi tutto questo lungo, difficile e doloroso percorso. Mi sono chiesta mille volte perché! Che senso hanno avuto tutti questi mesi! Perché darmi un bambino che non mi aspettavo, farmi affezionare a lui e poi strapparmelo in questo modo orribile. Ho desiderato tante volte di dimenticare tutto e tornare ad uno stato prima di te, per non stare più cosí male. Ma poi ho capito che non avrei mai voluto dimenticarti, che nonostante la sofferenza che ho nel cuore e che mi accompagnerà in ogni giorno della mia vita, sono stata felice di averti, anche se per poco. Ti chiedo perdono per le mie mancanze e per le mie paure. Stellina mia, tu mi hai insegnato quali sono le cose davvero importanti della vita. Mi hai aperto il cuore e l'amore che provo per te ci sarà sempre. Oltre questo spazio, oltre questo tempo, io ti amerò per l'eternità.
#160116
Ringraziano per il messaggio: Saphhira, AlmaImmensoAmore, Alessandra_8, Elly87

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